Azienda Agricola COS Vinicoltori in Vittoria


Il territorio e le vigne

Siamo quasi sull'estrema punta sud orientale della Sicilia e il sapore d'Africa salta addosso non solamente con le  reminescenze delle varie architetture, ma con la vegetazione: uliveti, carrubeti, mandorleti,  le vigne,  e  poi il clima di sogno, con tinte cariche di rosso, di ocra, di giallo. E' terra antica: basta scavare con la forchetta, scalfire il suolo per pochi centimetri e può saltare fuori di tutto:
dalla moneta greca al coccio protoitalico.
Ci sono  venuti  tutti qui in Sicilia e numerarli sarebbe come leggere l'elenco telefonico.
Ultimi  sono stati   i  pellerossa.  Si,  facevano  parte  della  divisione  texana sbarcata nel 1943.

Qui c'è Vittoria, città della provincia di Ragusa. Il suo territorio chiuso tra  i  fiumi  Ippari  e  Dirillo,  degrada  dolcemente  dai  monti  Iblei  al Mar Mediterraneo. Venne fondata nel 1607 da Vittoria Colonna figlia di Giovanni Alfonso Henriquez, Viceré per conto della Spagna, che impose alla città il proprio nome. Anche se eccezionalmente siamo di fronte ad  una  città  nata ieri non si deve credere che prima della fondazione di Vittoria,  qui  ci  fosse  il  deserto.  Ci mancherebbe  altro! La gente, in Sicilia, ha sempre  brulicato,  e  la  vigna  pure. 

Vignaioli  i  Cretesi  che  qui  avrebbero  portato  il  culto di Dionisio; Vignaioli  i  Greci  e i  Romani ma, quando arrivarono gli arabi,  la viticoltura è andata incontro al disastro.  Piuttosto impulsivi e radicali, i saraceni, in ossequio al parere  di Maometto che non voleva sentir parlare di vino, distrussero tutto quel  ben  di  Dio  di  vigna  che  prosperava da tremila anni.  Neppure più un chicco d'uva. Figurarsi  come  ci  rimase  male  Ruggero I°  il  Normanno  quando  piombò  qui  nel 1092 e sbaragliò  i  musulmani  in  battaglia  campale. 

Non  un  bicchiere  di  vino  per celebrare la vittoria,  neanche  un  brindisi  con  i  suoi  uomini  che,  non è vergogna, amavano bere in modo   piuttosto   vivace.   Ebbene,  dal   giorno   successivo   ai   combattimenti  iniziò  la restaurazione  delle  vigne.  E come si dettero da fare,  i  locali,  sotto il pungolo normanno. Non passò molto tempo che di vino ce n'era più di prima.


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